

E tu...
Ricordo, come fosse ieri, quel pomeriggio passato con mia mamma ad imparare a memoria la poesia sul glicine. Seduti al tavolo della stanza da pranzo, nella casa di mia nonna, nell’angolo. Uno di fronte all’altro. Mia mamma con il libro davanti e quella immagine violacea disegnata di fianco alla poesia, con uno scorcio di casa avvolto dai fiori. Io, davanti a lei, con le gambe rannicchiate e tirate sulla sedia, a cercare di coprire e difendere la mia vulnerabilità. Le mie lacrime.
Sarò stato in seconda, forse terza elementare. Ero sempre stato molto bravo a scuola. Uno dei migliori probabilmente. E non avevo mai avuto problemi neanche nell’imparare a memoria le poesie. Mi ci applicavo con costanza e tenacia, solitamente senza chiedere aiuto a nessuno.
Ma quella poesia del glicine, proprio, non riuscivo ad affrontarla...
Ore passate davanti a quelle due paginette del libro, scritte larghe. E l’unica cosa che mi rimaneva impressa, che mi si scolpiva nella testa (per sempre, a quanto pare...) era l’immagine dei fiori viola arrampicati sulla casa. “Il glicine”, il titolo, l’unica cosa che riuscivo a ricordare ogni qual volta provavo a ricominciare dall’inizio... Non riuscivo proprio a memorizzare un solo passo.
Era la mia prima “sconfitta”.
Per la prima volta mi ritrovavo di fronte ad una cosa che, credevo, non sari mai riuscito ad affrontare, a superare. Il primo grosso ostacolo della mia vita che si era posto, insormontabile, sulla mia strada. Per la prima volta vedevo le persone che amavo, le persone che si sarebbero fatte in quattro per aiutarmi, nell’impossibilità di togliermi, davvero, quell’ostacolo dalla mia strada. Perché, per quanto potessi chiedere aiuto a loro - alla mamma, alla nonna, a papà, a mio fratello - poi, alla fine, ero io, e soltanto io, che mi sarei trovato di fronte alla maestra, ansiosa di sentirmi recitare la mia poesia sul glicine... Sentivo forte l’amore di mia mamma, la tenerezza di mia nonna, che cercavano in ogni modo di mettermi tranquillo, di aiutarmi. Ma, di fronte alla maestra, l’indomani, sarei stato da solo.
Io, la maestra e quel maledetto glicine.
Mia mamma leggeva, e io ripetevo. Ancora un passo letto da lei, e io ripetevo, o provavo a ripetere, i due passi insieme, con mia mamma che seguiva col labiale, interveniva, mi incoraggiava, mi tranquillizzava se non riuscivo... Mia nonna passava davanti a noi ogni tanto. Mi portò la merenda. E un sorriso.
Passammo tutto il pomeriggio. Fuori, il sole, che per tutto il tempo mi chiamava e mi incitava ad abbandonare le fatiche del glicine, stava rinunciando nei suoi tentativi... Era stanco anche lui... Era sera...
Non dimentico quelle foglioline viola di glicine disegnate sul mio libro. Per me volevano dire “difficoltà”. Forse non più “sconfitta”, come all’inizio di quel pomeriggio. Anche se, pare strano, non ricordo nemmeno come andò a finire con quella poesia. Ce la misi tutta, questo è sicuro. Ma non ricordo più se alla fine la imparai sufficientemente bene né se la maestra mi interrogò mai sul glicine. Non importa. Era la mia prima battaglia difficile. Era già importante averla affrontata.
Anche mia mamma non ha mai dimenticato “il glicine”. E ogni qual volta ci capita di vedere un glicine, scatta immancabile la domanda “Ti ricordi la poesia...?”.
Si che la ricordo. Ricordo le lacrime. Ricordo la sensazione di impotenza. Ricordo l’amore di mia mamma. Ricordo la “nostra avventura”, che ancora, nel ricordo ci lega.
Ancora adesso, quando mi trovo di fronte ad una difficoltà, a qualcosa di veramente pesante da superare, penso al glicine. E quando temo proprio di non farcela, quando proprio sono convinto che l’ostacolo sia troppo alto, cerco di pensare a quanto alto mi sembrasse il glicine a 8 anni. E a come, con tenacia, con pazienza, con l’amore delle persone care e, chissà, anche con un po’ di fortuna, l’ostacolo più alto si possa superare...
Ho l’ennesimo glicine davanti.
Forza! Coraggio! Ce la devo fare...





Basta! Non so più cosa inventarmi!
L'ho detto e lo ripeto:
Più che un concerto... uno Show! Come ci si poteva aspettare il concerto di Caparezza si propone immediatamente come uno spettacolo buffo, divertente e coinvolgente, alla faccia di tutti gli effetti speciali e pirotecnici di altri artisti pluripagati e pluriosannati, dai biglietti dal costo improponibile...
Solo 12 euro per poter assistere ad una show fatto di trucchi, giochi, travestimenti e tanta ironia, gradevole anche a chi non conosce le sue canzoni (come gli amici che ho coinvolto e che mi hanno ringraziato per il “consiglio”!).
Seguo Caparezza da un po’ di anni ormai, ma questa è la prima volta che riesco a vedere un suo concerto. Piazzato lì, proprio sotto al palco, l’ho visto entrare avvolto da una bizzarra veste lunare al ritmo, immediatamente coinvolgente, di “Vengo dalla Luna”, per poi proseguire con l’irresistibile motivetto cartoonesco di “Cacca nello Spazio”, con tanto di cappellino, come dire... in tema! E, a fine canzone, enormi dirigibili marroni (di Eliana memoria!) vengono lanciati e fatti rimbalzare sulle teste dei fans.
Un enorme bambolotto in fasce viene gonfiato, e “fatto cantare”, per “Io diventerò qualcuno” mentre il Capa si improvvisa prima Ulisse e poi... bionda sirena (!), navigando in un mare azzurro al suono di “Ulisse”. Travestimento un po’ da operaio un po’ da sindaco al momento di proporre “La grande opera”, che diventa invece macabro ed evocativo (la morte nera e falciatrice!) nell’allegra tarantella “Vieni a ballare in Puglia”. Spettacolare anche le gag dell’irresistibile “Abiura di me”, con tanto di Pac Man e Bubble Bubble portati sul palco con grande inventiva! Diventa poi studente sfigato (e pestato!) in “La mia parte intollerante”, teleimbonitore in “The Auditels Family” e uomo di latta (e allegra compagnia intorno) nello yodel “Iodellavvitanonhocapitouncazzo”...
Non si scherza invece durante l’accorato “Eroe”: col cappio in gola e due cazzuole in mano, come crocifisso, recita la sua accusa al mondo del lavoro...
Altre canzoni, altri successi (immancabile “Fuori dal Tunnel”) e, a fine concerto, la cosa più bella: CapaRezza si dimostra non solo bravo cantante ma anche bravo artista e uomo dello spettacolo! Si intrattiene per più di mezz’ora con i fans che lo hanno aspettato, non negando a nessuno, e dico a nessuno, una foto o un autografo, nonostante la “sicurezza” cercasse di portarlo via. Nonostante papà euforici e mamme digitalizzate, gli appioppassero addosso, per una foto, figli e figlie un po’ spauriti, come in quelle feste di paese coi Santi in giro in processione...
Bravo Capa! Bravo cantante, artista bizzarro e bella persona!
Altre foto del concerto (anche per capire meglio la descrizione che ho cercato di fare...!) sono qui!
Ho finito ieri questo romanzo, opera prima del giovane Paolo Giordano. Era dalla lettura de "L'ombra del vento" che un romanzo non mi catturava con tanta forza, pagina dopo pagina! Fortissima la partecipazione emotiva al romanzo, attraverso le vite dei due protagonisti, così infelici da trovare sollievo e serenità solo l'uno nell'infelicità dell'altro. Ci si trova spiazzati e impotenti di fronte all'incapacità di entrambi di riprendersi completamente la proprio vita, dopo gli eventi tragici che le hanno segnate.